Nobiltà

Posted on 8 dicembre 2015

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Risalendo a bordo della vettura adeguata al livello che li trasporta direzione Collio, i protagonisti della cena degli uomini, dodicesimo anno, se ne vanno da L’Argine con la sensazione dell’incompletezza. Partiamo dalla fine perché il momento più alto della serata, la quindicesima perla di cultura dell’associazione, arriva al triplice fischio: la brava e umile Antonia Klugmann, mix di passione ed elettricità tra i fornelli, fianco al nostro Principe all’esordio. Click (eccoli tutti).
Sì. Cena da Principe ma non principesca. Imprecisa in alcuni accostamenti cibo-vino, scintillante in alcuni passaggi di un percorso territoriale straidentitario, ma sempre un passo sotto l’emozione. Troppo poco cibo per poterlo comprendere appieno, troppo pane per un percorso che non lo richiedeva, non sempre.
Un timido saluto della cucina apre un menù di assaggini innovativo, bilanciato, contaminato. Più che la zucca ricordo il paté di fegato di manzo e il carpaccio midollo, betulla e cavolo nero, più che il risotto con schegge di salvia il tocchettino di cinghiale. Predessert (caco, bella idea) e gelato alla camomilla sono in clima con il servizio: professionale, ma gelido.
Il Principe, che fa pure l’architetto, evidenzia alcune pecche nell’arredo. Le vetrate sono invece da vetrina estiva: una meraviglia. Posti a sedere: pochi. Minimalismo anche nel conto: correttissimo.
Spettacolare il simil Porto finale da abbinare alla grandissima con il cioccolato. Ma il cioccolato non c’è. Incompletezza che i nostri uomini di cena e di cultura, arricchiti dall’innesto nobile, riempiono con la consueta saggezza. Si parte con «Voi a dâ un cuc», si chiude con «Ogni giorno è una scelta», il topic della notte. Una notte raffinata, ma senza luna.

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