Vinci Piccola Penna

Posted on 12 settembre 2015

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Premessa. Inconsapevoli commentatori colti da orgasmo parlano della vittoria della Vinci con Serenona come della più grande impresa nella storia dello sport italiano. Una evidente vaccata. Molto più saggio parlare di una delle più grandi imprese del tennis italiano (naturalmente il back-to-back Roma-Parigi di Panatta rimane al piano di sopra).
Svolgimento. Non un Maracanaço, non un “Buster” Douglas che affossa Tyson, nemmeno Kathleen Horvath che stende Martina Navratilova a Parigi (unica sconfitta del 1983). Forse neanche Chang su Lendl. O Linda Ferrando che rimonta e batte Seles. Epperò è un miracolo. E un’impresona, certo. Grande come la montagna che stava dall’altra parte della rete: qui un articolo memorabile (ah, il giornalismo italiano) che spiega molto bene l’upset. Ed è un miracolo doppio perché si aggiunge a quello di Piccola Penna come la chiama il Maestro, per la quale io tifo, nessun dubbio.
Toni alti legittimi perché non parliamo delle fagiolade della pallacanestro o del torneo di Jesi di scherma, ma della disciplina sportiva che le donne interpretano come in paradiso. Quello di Vinci-Pennetta in finale a Flushing Meadows, per capire, è lo stesso gioco che faceva Chris Evert, la madonna.

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