Darko a Faedis

Posted on 8 agosto 2015

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C’era una volta la vacanza che si apriva con una mai disprezzabile sega. Quella di oggi (la vacanza), un minuto dopo aver consolidato la certezza che non ti mancherà il lavoro nemmeno un po’ – non per il lavoro in sé ma per i suoi contenuti: scrivere di incompatibili che se la cavano perché «ci sono troppe leggi da ricordare» (cit. stracult) – parte in direzione Faedis, area Valle del Grivò, ristorante delle trote (del Grivò) da poche settimane occupato dall’oste più grande del mondo: Darko Tambolas. Luogo incantevole, dentro (spettacolare saletta-enoteca tra le varie stanze) e fuori (trote, anatre, cigni in un laghetto acchiappa-bambini). Croato di Croazia, Darko è un gigante che si muove con rapidità inaspettata tra i tavoli informandoti innanzitutto che mangerai quello che vuole lui (coincide con quello che c’è: tanto). Locanda di quantità e qualità (pesce, solo pesce, fresco, ovviamente fresco) che non stupisce chi Darko l’ha visto all’opera a Basovizza, da dove tutto parte prima che Faedis diventi, a sorpresa, il sequel. Le portate sono tre: antipasti freddi (prosciutto di polipo, carpaccio di salmone, strudel e frittate misto mare), antipasti caldi (la sorpresa sono i gnocchetti, non fastidiosi, che galleggiano tra le cozze), grigliata mista (ieri sera, tra i gamberi, l’ombrina). Chiusura, se ce la fai, con un altro piatto extralarge: mix di dolce e frutta fresca. Conto più che onesto, Darko da provare anche solo per curiosità. Non chiedere un menù, non pretendere di svelare la non-etichetta del vino (frizzante, ignoto, gradevole), non pregare di mangiare poco. Il resto va tutto alla grandissima.

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