Da Gigiote (i calici al posto delle dita)

Posted on 28 marzo 2014

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«Gi-gio-te», «Gi-gio-te», «Gi-gio-te». Come un tam-tam. Se ne parlava da millenni. Ed eccoci qui, a Gonars, via Roma, parcheggiati come davanti al Ritz. Obiettivo: bistecca. Giancarlo non vuole recensioni. E infatti ci limitiamo a gabbianizzarlo, contenti che un oste così abbia un successone.
Giovedì sera, sei persone, perfino la partita sopra le teste. Due portate, due sole. La prima costruita sapientemente dal Gigio: Fassona battuta a coltello e riavvolta in dodici saccottini da spalmare su crostino burroso. De-li-zia.
La seconda è la bistecca, che altro. Tempi lunghi e qualche sorpresa. Il piatto con spolverata d’olio, ai lati sale grosso bianco e sale grosso nero delle Hawaii. Mangiata la Fassona con l’osso (dal 7 all’8), accompagnata da lidric cul poc-radicchio rosso padellato-patate al forno, abbiamo visto la brace ai titoli di coda, graziati dai calici Moschioni assieme a Michele Moschioni, non in foto ma in movimento, imperatore dei rossi friulani: lo Schioppettino si è prosciugato a vista.
Da Gigiote il titolare distribuisce qualità e coccole. In quantità. Martina viaggia sicura, i calici al posto delle dita (quei calici meriterebbero un post a parte, imparate osti, imparate). Luce soffusa, atmosfera da divano e gatto sulle ginocchia, alle pareti, un po’ dappertutto, bottiglie di etichetta alta-altissima. Giancarlo le propone-impone, fidarsi è bene. Dolci codificati in chiusura, biscotti compresi, poi ti alzi e arrivano i dolcetti. Per avere il conto ci metti un po’, filosofia slow. Ma la qualità non fa pesare l’euro (tra l’altro correttissimo).

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Posted in: Locande