Non si muoro

Posted on 31 ottobre 2013

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Come a Masterchef, anzi meglio. Perché è tutto vero. Il capocuoco usa le mani come pennelli e la bocca come megafono per migliorare la produttività (tradotto: shampissimo al ragazzino reo di averlo diluso).
Oltre alla cena, pure il cinema. Con vista in prima fila dal tavolo individuato per la visita del gabbianone: le pentole vibravano.
L’Orsone di Joe Bastianich, Gagliano di Cividale, è working progress. Ma non si muoro. Non quando quel pezzetto di astice prende vita in bocca e avvia il menù degustazione. Da nessuna altra parte si mangia così (nel senso di così). Vicende culinarie distinte dall’uomo comune (cit.) tra due memorabili saluti della cucina (bagnacauda con verdurine dell’orto e gazpacho caldo con tostino al provolone), un antipasto (l’astice umano con mille delizie accanto), un primo (garganelli anatrizzati, altissima scuola) e due secondi: rombo in crosta con finocchi che infinocchiavano un po’ il rombo e black Angus del Nebraska, il piatto più controverso della serata, commenti tra l’entusiasmo e il perplesso, da provare anche solo per la presentazione (impiattato tutto benissimo, ammetterebbe anche Barbieri) e il contrasto tra affumicatura e proteine (ma quante). Chiusura con sorbetto (sorpresissima), dolce e biscottini. Passando dalla Ribolla gialla spumantizzata al Vespa Bianco al Sacrisassi Rosso Le Due Terre 2010, scelta impeccabile.
Consiglio: affidarsi senza timore al maitre: professionale, competente, flessibile. E poi rilassarsi: i tempi sono lunghi ma nel frattempo ti godi anche Masterchef in diretta. Il servizio è strepitoso. Camerieri in assetto 4×100 non sbagliano un cambio. Qualcuno potrebbe pure vederci spunti di nuoto sincronizzato. Nessuna invadenza, ti senti accompagnato. Poi ti accompagnano al conto. Correttissimo.

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Posted in: Locande