Braccio zavorra

Posted on 6 settembre 2013

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Sono passati vent’anni, oggi, dalla morte di Vladimiro Caminiti. Da Palermo a Torino. Scrittori così, nei giornali, non si leggono più. Il lunedì, ogni lunedì, andava comprato anche Tuttosport. Perché scriveva Camin. Quasi sempre la cronaca della Giuve e le pagelle. Metteva 8 e 4, mai lo 0,5, sarebbe stato incubo o giubilo nel fantacalcio, allora non si giocava.
Un calcio che non c’è più. Camin lo descriveva dal colore del cielo al verde dell’erba. Lo affascinava il ruolo del portiere e quanto soffriva per un errore omerico del nostro numero uno. Stava con la Giuve, con chi altri?

Causio che si muove in verticale avanti e indietro, Cuccureddu che sfreccia invano cercato da Bittolo (che fa l’ha trovato?), Furino che caracolla come il Settimo lancieri, e Capello sempre impegnato da quel braccio zavorra, con quella testa alta, per vederci meglio, spunta dove meno te l’aspetti, t’infila il terzo goal, avvalorando il podismo nerboruto e ragionato di Furino; ed insomma questi quattro sono i padroni del vapore.

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Posted in: Giornalismo