Repetita non iuvant

Posted on 7 luglio 2013

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L’unica speranza seria della politica italiana è, si sa, Matteo Renzi. Il solo contemporaneamente capace di coniugare sostanza e forma, di vivere di luce propria, di evitare con personalità il labirinto del politichese.
Dispiace quindi che questa speranza stia sfumando. Sempre più dopo che, ai vari sgambetti amici, Renzi ha aggiunto qualcosa di suo: la naturale deriva democratica verso l’autolesionismo.
Il paradosso, dopo vent’anni di bile antiberlusconiana, è che oggi il miglior alleato del Pd contro Renzi è il Cavaliere. Ennesima vicenda poco seria di un partito che guarda molto più alle poltrone di casa che ai pensieri alti (come tutti, sia chiaro, come tutti).
Da quando il Pd usa cestisticamente Berlusconi come raddoppio, Renzi non riesce a liberarsi dalla marcatura e sta andando lentamente fuori di testa. Molto lontano dall’essere uno Stockton, viaggia in direzione Westbrook: ancora qualche magata ma troppe palle perse.
L’errore principale è l’anafora. Renzi è caduto nel vortice della repetitio, non inventa più, è prevedibile, ha messo su forma e perso in sostanza. Se pure Brunetta (Brunetta!!!) lo prende in castagna, se siamo realmente al disco rotto e alle battute come arma principale, ci ritroviamo a un Ceccherini qualsiasi, quando invece servirebbe Dante. Non quello del Bayern.

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