Il Diavolo di Sebenico

Posted on 2 giugno 2013

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Denkendorf, 7 giugno 1993 – Drazen Petrovic, 28 anni, cestista della nazionale croata e dei New Jersey Nets della Nba, è morto in un incidente stradale avvenuto tra Norimberga e Monaco di Baviera. Rientrava da Wroclaw dove con la Croazia si era qualificato per gli imminenti campionati europei di Germania. L’auto, una Golf guidata dalla fidanzata Klara Szalantzy, 23 anni, e con a bordo un’altra donna, Hilal Haene, 53, si è schiantata contro un camion che, sbandando per la pioggia, si era intraversato sulla corsia opposta. Petrovic è morto sul colpo, le due donne sono rimaste ferite.

Sono vent’anni, la banalità è che sembra ieri.
Drazen Petrovic non era simpatico. Aldo Giordani lo chiamava “semprepassi”. Avesse visto oggi LbJ…Indimenticabile quando il Jordan, telecronizzando Real Madrid-Snaidero Caserta, commentò l’ultimo tiro sbagliato: «Vedete: quando conta, sbaglia». Andarono al supplementare, il Real vinse, e Drazen completò l’opera: 62 punti.
Giocava una pallacanestro unica. Nel senso di uno. Lui. Palla a Drazen, palleggio di Drazen, tiro di Drazen, canestro. Il più forte piccolo (ma era 1,95) nella storia del basket europeo. Perché, rispetto agli altri, dimostrò di poter dominare anche in Usa.
Prescelto, lui sì. Titolare a 16 anni nel campionato più competitivo d’Europa: Ju-go-sla-via. Con il Cibona segnava oltre 40 punti a partita, un giorno arrivò a 112, ma faceva anche vincere. Prendeva tutti in giro, stava letteralmente sul culo. Peterson andava via di testa ogni volta. Alla Simac, prima dell’inferno di Zagabria, prepararono la staffetta contro il bambino 21enne. Gliene piazzò in faccia 47.
Era insopportabile. Sapeva di essere il più forte, e non lo nascondeva mai. Quando faceva l’aeroplano, in tanti gli avrebbero dato martellate sul ginocchio. Chiedeva fallo un’azione su tre. Le altre due era in lunetta. Da lì non sbagliava proprio mai. Poi giocò a Madrid. Nello stesso 1989 in cui vinse da solo l’Europeo, ci fu la partita da leggenda (anche grazie a Sergio Tavcar) dei 62. “Mozart dei canestri” è un soprannome non entusiasmante – non a caso per il titolo ne scegliamo un altro -, ma non possiamo non ricordarlo.
La Nba ce lo allontana un po’. Nel senso che si vedevano poche partite e Internet non c’era. Ai Nets fece il fuoriclasse. Andava sui 23 di media. Era pronto per una squadra da titolo. Ma c’era da giocare una partita con la nazionale in Polonia. Per i Croati, un eroe. Per noi, la pallacanestro sotto il ferro.

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