Siamo dei

Posted on 4 marzo 2012

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Il momento in cui iniziai a capire fu ascoltando Alto Gradimento, era il 1976: Arbore e Boncompagni, tra Catenacci e il colonnello Buttiglione, piazzavano un pezzo di Dalla e ogni giorno se ne stupivano. La consapevolezza arrivò tre anni dopo: cassetta rossa, Rca, la sua faccia col barbone, il fatto più alto della musica italiana, il disco che ho più ascoltato. Ascoltato migliaia di volte.
Era la perfezione, se solo la perfezione non fosse stata fotocopiata un anno dopo, stavolta nella cassetta grigio chiaro, basco e occhiali in primo piano. Due perfezioni ugualmente perfette, dalla prima all’ultima nota: i pezzi più famosi e vincenti, ma Notte e Il parco della luna dove li metti se non tra le perle?
Da lì ho iniziato l’attività di ricostruzione che mi ha consentito di recuperare anche situazioni di cui avevo quasi colto il senso. La mamma che canticchiava Bisogna saper perdere, lo zio che mi diceva «ah, vuoi mettere Lucio Battisti» mentre io inserivo l’altro Lucio nel mangiacassette. E poi, più di tutto, ho ripescato Fumetto, sigla Rai della tivvù dei ragazzi. E ho iniziato a meravigliarmi: ma quante cose sa fare?
All’alba degli Ottanta ho dunque cominciato a collezionare i primi dischi. Com’è profondo il mare e Automobili sono stati folgorazioni: dov’ero prima, dormivo, vagavo perso nel nulla? Trovare la versione di Summertime (con Gli Idoli) la più spettacolare canzone per limonare a tutte le feste delle medie del pianeta, andare pazzo per Il giorno aveva cinque teste (1973) e Anidride Solforosa (1975), i primi due dischi roversiani, anticamera del paradiso che sarebbe arrivato poco dopo e che sarebbe durato ancora un po’, di certo con il Q-Disc (il Q-Disc!!!), in parte con 1983 e anche con Dallamericaruso, tripudio di sciabidù sciubidù sciubiduà, doppio live impeccabile cui manca solo l’energia del concerto di Piacenza, 2 settembre 1981, quando Meri Luis oltrepassò lo stato canzone e fu miracolo, Portera come Clapton, concerto spuntato per caso, per uno sciopero giornalisti, al posto del tiggì1 e fortunatamente ancora vivo sul Tubo.
Quello che è seguito sono stati altre tre decenni mai alla stessa inarrivabile altezza ma sufficienti per rifarmi ogni tanto delirare. Per esempio quando inventò Henna, non l’ingombrante Caruso. E Tu non mi basti mai che, non ci fosse stato il resto, sarebbe bastata per una carriera. E Denis esce dal locale con una bionda stanca e un po’ bassina. E poi ah lo so il cuore non è un calcolo freddo e matematico, lui non sa dov’è che va, sbaglia si ferma e riprende, e il suo battito non è logico, è come un bimbo libero, appena dici che non si fa, lui si volta e si offende.
Wiki racconta le tappe ma non conosce tante, troppe cose. Non cita il duetto con Baglioni al PalaDozza (1998) quando perfino maglietta fina sembrò un fenomeno, non sa che Cara avrebbe dovuto intitolarsi Dialettica dell’immaginario e fortunatamente non è andata così, trascura Mon Amour, pezzo della raccolta Liederalbum, 1992, mercato tedesco, mai uscito in Italia, ne parla solo il gabbianone.
Quel giorno, il giorno, gliel’ho ricordato – «Guarda che devi ricantare Mon Amour, quella che fa così…Tu mi piaci tu mi piaci tu, con quella faccia così strana così sola» – e mi ha ascoltato, con gli occhi vispi sotto il cappello. Almeno così mi pare di ricordare perché ero un minimo scosso.
L’avevo cercato molti anni prima da Vito a Bologna, era appena uscito. L’ho visto cantare e suonare a Udine, Pordenone (e portò Bersani sul palco a cantare Il mostro, poi sul palco zompai anch’io e mi presero matto), Bologna, Padova, Grado, Gorizia. Poi con De Gregori a Milano, Udine, Trieste, Udine: solo i coristi hanno visto più Work in Progress di me.
Mi sono spesso immaginato parte dei testi. Scartata l’idea di avere la voce da basso, con qualche dubbio non sulla mira ma sul fatto che avevo gatti e non cani, credo di essermi immedesimato a metà tra il campione di rock ballerino per tre giorni e tre notti e il moroso di quella che esce pazza, poveretta. Di certo su quale giornale scrivi non era un caso. Auguri, è il giorno del compleanno. Ma cosa credi di fare, dove credi di andare?

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Posted in: Lucio Dalla