Alla Del Piero

Posted on 25 gennaio 2012

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Sono anni che non amo più Alessandro Del Piero. Precisamente dall’8 novembre 1998 quando, sotto i miei occhi, si sfasciò il ginocchio. Non un solo dubbio, la risonanza magnetica sarebbe stata inutile: vidi uscire il crociato, alzarsi in cielo come mongolfiera e sparire sopra la curva sud del Friuli.
Non lo amo più da quel giorno, perché il Del Piero post-8 novembre non è stato più lo stesso. I numeri non spiegano tutto: la media in serie A (perché il campionato di B è un incubo, non è mai esistito, è stata una nottata alcolica alla playstation) era di 0,38 gol a partita prima dell’infortunio ed è di 0,39 dopo. Pure sommando le 13 presenze e 0 gol a 37 anni suonati.
Per amore intendo quella sensazione ai limiti del delirio provata per Zidane, Nedved, Vialli, Platini, Bettega e Zoff. Dal giorno del legamento-mongolfiera, Del Piero è stato un inarrivabile professionista, ci ha fatto ancora vincere mille partite e scudetti ma non era più l’eroe, non dava la sicurezza di potercela fare perché così è scritto, ho provato per lui rispetto più che passione. Ogni rinascita (la più clamorosa quando Del Piero giocò come non aveva mai giocato né prima né dopo, 25 settembre 2001, Rosenborg-Giuve 1-1) mi è sembrata un miracolo, non l’esecuzione del fuoriclasse.
E dunque mai mi sarei aspettato un altro gol alla Del Piero, quell’interno destro liftato con la palla che si arrampica verso il sette lontano e congela il portiere. Mi accontentavo dei filmati di un secolo fa, quando il legamento era intatto e l’eroe pure. Non mi sarei mai aspettato di vedere l’archetipo dei gol alla Del Piero, il più difficile e bello di tutti, modello di quelli che furono.

Posted in: Giuve