L’Abatino

Posted on 17 gennaio 2012

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Il momento più alto della carriera di Gianni Rivera non è segnato da un gol, un assist, una vittoria. Il massimo del Rivera calciatore sono le parole di Gianni Brera che lo racconta. Eternandolo.

«In occasione di un angolo che Libuda batte dalla bandierina destra, Rivera è addirittura di guardia sul palo più vicino. La palla spiove nel settore sinistro dell’area: stacca imperiosamente Seeler e la rifinisce di testa per Mueller: è una palletta morta, che Mueller deve incornare con un vistoso piegamento in avanti: ne cava una traiettoria che non impressione affatto Albertosi: “tua!”, grida il portiere a Rivera, appostato sull’angolo: l’old golden boy conferma la sua natura amletica scansandosi incomprensibilmente: potrebbe opporre l’addome e batter via da terzino, se non addirittura la fronte: invece si toglie in disparte con una ridicola contorsione, come chi creda che gli convenga lasciar uscire la palla sul fondo: e però quella entra, boja mondo!» … «Viene portata la palla al centro, mentre Albertosi, letteralmente uscito pazzo, si avventa a Rivera e lo insulta con selvaggio furore. Boninsegna tocca a De Sisti, Domenghini si offre per il disimpegno e lancia verso l’out sinistro: allora Boninsegna, che è sulla palla, si avventa a morire verso il fondo. Intanto Riva si piazza al centro e Rivera segue mortificato a distanza. Boninsegna insiste nella sua fuga, talché gli muore alle calcagna l’asfittico Schultz: aspettano tutti il traversone alto: Boninsegna effettua invece un passaggio basso a ritroso: su quel diagonale rovesciato si trova olimpicamente Rivera: Maier è spiazzato a destra, come consigliava la provenienza del cross: Rivera adegua la falcata all’impatto e con il piatto destro infila da poco oltre il limite!
Questo è dunque avvenuto: al giovane eroe ha ridato la lancia Pallade Atena figlia di Giove Ottimo Massimo. Le troiane porte Scee e la porta di Maier si confondono nel cervello stranito di tutti. Qualcuno fra noi si mette a piangere per sfogare l’emozione con il rischio minore».

Giocatore straordinario (con l’unico difetto, grave, di non aver indossato il bianconero), artista prima che atleta, stile non imitabile, ma anche, visto da qui, hombre di carisma, di sicuro a un piano più alto del calciatore medio. La premessa per arrivare al Domandone: sono solo i soldi a spiegare la Folle scelta di demolire il suo mito ballando il sabato sera in tivvù?

Posted in: Calcio